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Uberto
Tommasi
[Critico d'Arte]
Le opere di Leonardo La Barbera
Entriamo
nello studio di Leonardo che ci appare come un mondo atemporale
fatto da forme che parlano la lingua della luce e dei simboli.
Il primo contatto con le sue opere ci fa venire alla mente il lavoro
di un autentico prestigiatore del vetro che plasma le sue creazioni
come marmo e le fonde quasi fossero d'oro. In esse l'artista si
coglie proteso ad esplorare tutte le possibilità della tecnica
e del pensiero. Infatti La Barbera, nelle sue ultime creazioni,
vuole evidentemente contraddistinguere la sua vicenda artistica
con un lavoro che racconti, oltre ai grandi temi della vita umana
- l'amore e la morte - anche le sue convinzioni spirituali e i suoi
aneliti.
Nella stanza le pareti sono coperte di vetrofusioni in cui sono
rappresentati delfini che giocano, barriere coralline, sinfonie,
e figure antropomorfe dai titoli bizzarri come "MODERATO",
ed "IO".
Emblemi di una misteriosa araldica personale composta da simboli
geometrici, che creano un labirinto di figure, grappoli di vortici
e messagi trasparenti.
L'artista interrogato sostiene di voler dare alle sue creazioni
il movimento delle alghe e i colori delle foglie, rispettando la
trasparenza del vetro, e giocando con le geometrie, cogliendo ispirazione
da ogni gesto ed ogni incontro come il salutarsi, l'avvicinare uno
sconosciuto, e il festeggiare, da autentico ambasciatore dell' "arte
di vivere siciliana".
Impossibile restare indifferenti davanti ad una creazione come quella
intitolata "Barriera Corallina", un tripudio di colori
fosforescenti, o "Liberty" dove l'artista riesce nell'
opera impossibile di astrarre un intero stile facente parte di un
mondo codificato e figurativo.
Passato un primo momento in cui siamo rimasti abbagliati dall' impatto
della selva di opere riusciamo a distinguere delle creazioni dove
sembra di intravedere dei geni intrappolati in un mondo di cristallo,
la stessa materia, di cui era fatto il castello che per volontà
di Viviana divenne la prigione incantata di un mago Merlino addormentato.
Usciamo dallo studio con ancora negli occhi i colori usati dal maestro
vetraio che come un antico alchimista sta cercando la formula magica
dell' arte. Quella vera.
Isidoro
Passanante
[Critico d'Arte]
IL COLORE COME AVVENTURA DEL DESIDERIO
E'
molto difficile definire l'arte, anche se tutti ne abbiamo una chiara
nozione. Secondo un pensiero contemporaneo, l'arte non si limita
a rispecchiare il punto di vista spirituale già raggiunto,
ma il fattore spirituale già maturato.
In realtà l'arte non esiste, "esistono solo gli artisti:
uomini che un tempo con terra colorata tracciavano (
) Le forme
del bisonte sulla parete di una caverna e oggi (
) Disegnano
Gli affissi pubblicitari per stazioni della metropolitana
/E. H. Gombrich, 1950.
Un grande maestro dell'arte astratta del nostro secolo, K. Malevitich,
ha scritto: "l' artista ha gettato via tutto ciò Che
determinava la srtuttura oggettivo-ideale della vita (
), Per
dare ascolto solamente alla pura sensibilità".
L'artista, secondo questo pensiero , non è piu' legato alla
superficie da lavorare, ma è in grado di trasportare le sue
composizioni della struttura allo spazio Concetto puro-informale
che esclude ogni forma tradizionale di rappresentazione, dove il
colore è un'avventura del desiderio, prima ancora della vista.
Nel
contesto dell'arte astratta , Leonardo La Barbera dipinge una verità
fatta di linee essenziali, dove i segni sono immagini virtuosi che
si susseguono come un gioco ardito.
In questi sogni dipinti, l'uomo La Barbera è assente ma percepibile:
li' c'è tutta la sua anima. Egli esplora le sue superficie
con audaci pennellate, concentrandosi sugli elementi strutturali
degli oggetti che sono soltanto un pretesto per esprimere la sua
forza e il suo temperamento.
Usa
una tavolozza dove prevalgono: i grigi e i bianchi sporchi, i blu
profondi, gli azzurri freddi, i gialli solari, qua e là rotti
da impennate di rossi, arancioni e verdi.
Se
la pittura è uno scandaglio, la scultura è di silicati
materie piene di luce. Pittura e scultura sono un tutt' uno, si
spiegano a vicenda per la somiglianza delle invenzioni informali,
per i caratteri stilistici che le avvicinano nel dominio di una
fantasia trasformatrice.
Nella scultura l'artefice, imprigiona con superba capacità,
la cristallina lucentezza in lastre di vetri fusi con alchemico
sistema.
I lavori possiedono, in virtu' della loro esecuzione, un colore
essenziale.
Adegua le forme alle materie che ha scelto in funzione della forma
che esse debbono assumere, cosi da essere i veri testimoni dell'opus.
I materiali scelti non sono indifferenti, essi sono determinati.
La Barbera opera, quindi, una travagliata trasformazione fisica
della materia, cui corrisponde un processo spirituale di ascesa
verso la luce e la bellezza.
Marcello
Palminteri
[Critco d'Arte]
Leonardo La Barbera o della "metafora dell' altrove"
L'
itinerario artistico di Leonardo La Barbera è intessuto di
esperienze diverse, riassunte, nel corso degli anni, in una poetica
coerente ed essenziale, caratterizzata da un riconoscibile marchio
stilistico, raggiunto attraverso una sperimentazione artigianale
propria alla formazione dello stesso La Barbera.
Ma la capacità dell' artista risiede nell' aver superato
l' empasse artiginale, per imporre una impronta fatta di astute
strategie di coordinamento della struttura dell' opera, grazie alle
quali il risultato visivo guadagna in originalità e significato.
In definitiva, la sostanza artigianale è il luogo su cui
La Barbera costruisce ogni esperimento creativo, il luogo cioè
che gli permette di allargare e perfezionare i propri strumenti
espressivi; sicchè il costante intendimento professionale
è provato nel rigore e nell' estrema certezza tecnica e realizzativa.
Cosi, dalla forma plastica alle soluzioni pittoriche, lo spettro
d'azione dell'artista si muove all'interno di una costante e meticolosa
ricerca, verificata nell'analisi della forma e del segno.
Una ricerca a cui il mestiere garantisce pienezza e dignità.
Leonardo La Barbera opera per impasti sottili e lucenti consolidati
nell'accentuata conversione al segno, per le sue vibrazioni, in
definitiva, per il rapporto che li lega alla luce, la quale propone
le sue regole aleatorie e intangibili.
E' in virtu' di queste regole e di una interpretazione fantastica
delle cose che si attua il rapporto che l'artista intreccia con
la natura.
Una natura trasfigurata e assorbita nel perimetro plastico delle
scuture o nello spazio virtuale della tela, aperta alle molteplici
sollecitazioni luminose.
Allora l'opera diventa lo spazio ideale per accogliere e proporre
i fremiti vitali suggeriti dalla luce, che, percorrendo l'immagine,
la sfumano fino all'estremo, anche quanto l'opera stessa è
la conseguenza di un'aggressione cromatica, di una impetuosa azione
espressionistica: la superficie si accende sempre di accenti lirici,
di un certo candore scaturito da una visione commossa del vero che
circonda.
In tal modo Leonardo La Barbera riconduce l'azione pittorica verso
il territorio labile e fugace dell'immaginazione.
L' opera non è il fine, il risultato di una esperienza: è
piuttosto l'inizio di un viaggio, una metafora dell'altrove.
Intravisto con la chiave dell'immaginazione, appunto.
Prof.
Nuccio Mula
[Teorico della Percezione Visiva/Critico
d'Arte]
Argonauta
del Simbolo, Leonardo ("nomen est omen") continua ad attraversare,
infaticabile e giammai appagato, oceani di cromie radiose e di guizzanti
fluidità materiche (identificate, a volte, con inimitabile
acutezza esploratrice) impregnando il Terzo Occhio della creazione
artistica di paesaggi e orizzonti da imprigionare in molteplici
servostrutture esspressive atte a veicolari ed a riconsegnarci,
nella pianezza della loro inquietante magnificenza, non solo quali
appalesate, ectoplasmiche testimonianze di quell'Ignoto che intriga
e seduce in un gioco di Mistero fra Realtà ed Inganno (laddove
innumerevoli sequenze visuali, come gallerie di specchi non speculari,
moltiplicano e diversificano i dedali di un'apparente e forse ingannevole
ridimensionarsi) ma come veritiere Icone della Coscienza e preziosi
reperti di un altrettanto interminabile viaggio al centro di un
Io individuato tra le sue mille spirali e reincarnato nelle sue
infinite epifanie di Luce.
Con antica sapienza di tecniche e padronanza assoluta di un Segno/Gesto
chiamato dall'artista a piegarsi alla polivalenza dell'esprimere
in una duttilità atta a riunire, in esiti oggettivamente
straordinari, il Caos del dinamismo spaziale e l'Ordine di una composta
ragionevolezza espressiva, Leonardo La Barbera ci gratifica, sulle
tele ed in quel vetro la cui lavorazione è "summa"
dei Quattro Elementi della Natura (il Fuoco, l'Aria, l'Acqua, la
Terra), di un talento che, con tutta legittimità, lo colloca
ad un superiore livello: quello di un'Arte perfettamente abilitata,
per suo merito, a fornirci risposte di gratificante fruizione agli
eterni quesiti - chi siamo? da dove veniamo? Dove andiamo? - di
una Filosofia che, nelle opere del maestro (ed in ogni tappa, in
ogni sequenza, persino in ogni silente intervallo di questo suo
ammaliante "excurrere" alla ricerca delle radici del cuore
umano) torna finalmente a proporsi e ad imporsi, in nutrimento di
saggezza e conforto dell'anima, quale suprema ed unica Madre della
Conoscenza, donandoci la rincuorante Memoria del Passato e la miracolosa
presenza dell' Io nell'Oltre e dell'Oltre nell'Io.
Ranieri
Wanderlingh
[pittore]
Ambienti di Leonardo La Barbera
Leonardo
La Barbera ci presenta nelle sue opere l'acre natura siciliana,
con immediatezza ed essenzialità.
Le superfici dei quadri appaiono insistentemente graffiate, con
fondi a colori vividi invece campiti all'inverso in maniera morbida,
l'assieme è dinamico e flessuoso.
Le opere, soprattutto quelle che rappresentano la natura, rimandano
impressioni di correnti marine e venti costieri, odori di agrumi
e di vegetazione selvatica, aspetti questi che si manifestano come
parte indissolubile dell'animo dell'autore.
In altre pitture, piu' astratte in apparenza, sembra invece di scorgere
panorami metropolitani, con automobili strade e palazzi, in altre
ancora, forme biologiche, collegate fra di loro come vasi comunicanti
in un contesto filogenetico.
Cio' che dà alla produzione pittorica di La Barbera connotazioni
di coerenza è la tecnica molto personale e la sempre identica
nitidezza dell'aspirazione artistica.
Un aspetto particolare è il modo di rappresentare la luce:
questa in alcune opere appare molto simile a quella che si crea
quando rapide le nuvole si muovono nel cielo, portate dal vento,
proiettando cosi' sul terreno un dinamico alternarsi di zone di
sole e di ombra.
Da questo tratto poetico emerge un entusiasmo, la voglia di percorrere
quei campi che diventano metafora della vita stessa che scorre.
Nelle opere in vetro la luce è protagonista: attraversa le
forme rendendole vive e brillanti.
Le composizioni tintinnano la lirica della natura e in esse entra
in gioco l'elemento acqua.
L'autore compone forme fluide, di materia cristallina, rendendo
cosi impressioni di ambienti marini: vedute subaquee o di superfici
appena increspate da piccole onde dai colori cangianti per effetto
dei raggi solari.
Vi sono quadri in cui l'aspetto tecnologico fa arretrare l'elemento
naturale; nel quadro "In città di notte" ad esempio,
è una veduta schematica su uno sfondo opalino di quelle che
potrebbero essere tante automobili allineate o finestre illuminate
unite dallo schema ma fra di loro inevitabilmente divise.
Il carattere pittorico "informale" si manifesta sempre
come nucleo originale dal fare artistico di Leonardo La Barbera.
Egli sviluppa quello stile in maniera personale per forma e contenuto,
sfruttandone a pieno le possibilità espressive e creative.
La produzione, pur nella sua varietà, è coerente riflettendo
sempre la personalità artistica dell'autore: libera, ottimista
e volenterosa, distesa oppure frenetica come di colui che vuole
incidere ed essere padrone del proprio destino.
Giorgio
Trevisan
[Critico d'arte]
La Barbera dipinge per impulso interiore
Leonardo
La Barbera, pittore e vetraio d'arte di Mazara del Vallo, espone
le opere della sua produzione Creativa alla galleria di San Giorgetto
di Piazza Santa Anastasia.
Dopo aver vissuto per un periodo in Germania ed aver acquisito le
tecniche della lavorazione del vetro, non dimenticando le sue doti
coloristiche, egli è tornato in Italia dove continua la sua
ricerca artistica tutta rivolta all'approfondimento di un genere
pittorico astratto e gestuale.
Non a caso, nel depliant che introduce la sua personale, egli cita
frequentemente Pollock, in particolare quando il leggendario artista
americano dichiara che è necessario "dipingere per impulso
interiore senza dare ascolto al critico e allo spettatore"
, privilegiando l'immediatezza di un gesto o di un umore piuttosto
che la riflessione.
La Barbera facendo proprie queste convinzioni dipinge di getto,
assembla disegno e colori cosi come gli vengono suggeriti da particolari
stati d'animo, accosta i rossi, i gialli e i verdi come se sulla
tela scoppiasse una sorta di deflagrazione cromatica emotiva. Egli
non si cura del dettaglio ma guarda con attenzione l'insieme, ad
una immagine complessiva "dipinta sotto l'impulso di una forza
magnetica rispettosa del tempo". Le sue sculture in vetro,
poi, non ricalcano la pagina pittorica, ma di questa trattengono
alcuni elementi aggettanti che concorrono a rinvigorire la fragile
materia con cui sono stati modellati.
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